Ancora adolescente rivela una forte passione
per la musica. Decide così, nonostante la disapprovazione
del padre, di iscriversi al corso di pianoforte presso il Conservatorio
Nicolò Paganini di Genova e contemporaneamente frequenta
le scuole dell'obbligo.
A partire dal 1965 presta servizio come organista nella parocchia
Sacra Famiglia e San Giorgio di Genova-Sestri Ponente. Alla fine
degli anni Sessanta, passa al Conservatorio Statale Antionio Vivaldi
di Alessandria. Qui prosegue e ultima nel 1972, con esito positivo,
gli studi in pianoforte e al contempo si dedica allo studio dell'organo
e della didattica della musica, senza, però, portarli a
termine.
Dal 1973, non più come dipendenta ma da libero professionista,
inizia, sempre nella parrocchia Sacra Famiglia e San Giorgio,
varie attività artistiche. Prepara e dirige un coro di
voci bianche e uno polifonico, esibendosi con essi in varie città.
Sempre nello stesso anno intraprende l'insegnamento di educazione
musicale nelle scuole medie inferiori e frequenta, quale allievo
di interpretazione e lettura di spartito d'opera, i Corsi musicali
estivi - Città di Varallo.
Poi, al principio degli anni Ottanta, "la grande rivelazione:
'la musica evapora [...] la pittura resta'. Un nuovo mestiere
dimenticando tutto il resto".
"Al linguaggio pittorico, mi sono concretamente avvicinato
circa vent'anni fà, ricorda Carta, "quando, a causa
della frattura di un ginocchio, rimasi a letto per un periodo
molto lungo. In questa circostanza iniziai a dipingere con più
assiduità".
E', infatti, in questi anni che sposta i suoi interessi verso
la pittura, "in un primo momento in direzione dell'astratto,
poi verso il realismo". "Allora conoscevo l'opera di
Kandinsky e la sua ricerca di nuovi moduli espressivi che nella
pittura si traducevano in astrattismo", spiega l'artista,
"ma conoscevo anche le sinfonie a cui egli si ispirava".
Questo primo amore per la pittura non-rappresentativa, Carta pian
piano lo sostituisce con un altro tipo di ricerca, sempre più
indirizzata verso la rappresntazione del vero. A questo periodo
appartengono alcune opere paesaggistiche e le prime nature morte.
E' la natura morta che predilige, a essa si dedica con grande
passione fino a farne il gener da lui prevalmenteme raffigurato.
Giuseppe Carta "esce allo scoperto come pittore, in ambito
genovese, con una serie di personali e collettive nelle quali
emerge progressivamente la sua ricerca, non della luce ma del
suo riflesso"; oltre che a Genova espone in Sardegna e nelle
città di Bologna e Ferrara.
In questi anni si dedica anche al cartoon d'autore e al
giornalismo.
Lavora per la collana Ivaldi Editore collaborando,
tra gli altri, con Mino Milani, Hugo Pratt, Attilo Mecheluzzi
e Giacinto Gaudenzi alla realizzazione dei volumi Soldati
di ventura e Storie di un altro evo e di altre realtà.
Inoltre scrive, sporadicamente, sulle pagine culturali del quotidiano
genovese "Corriere del Pomeriggio".
Nella seconda metà degli anni Ottanta, ancora molto legato
alla musica, inizia a frequentare, presso l'Istituto Regionale
di Ricerca Sperimentale e Agiornamento Educativo di Genova, corsi
di tecniche di musicoterapia, manifestando una forte sensibilità
per i disagi e le problematiche che investono i portatori di handicap.
Nel 1988 approfondisce il discorso sulla musicoterapia e sulle
valenze psicoterapia e sulle valenze psicopedagogiche di questa
disciplina; infatti si iscrive al Corso biennale di specializzazione
polivalente, che concluede con una tesi dal titolo Elementi
di musicoterapia e sindrome di Down in contesto scolastico.
A tale periodo risale l'incontro fra Carte il gallerista genovese
Rinaldo Rotta, che si rivela molto importante per la sua evoluzione
pittorica "Fu un incontro che segnò profondamente
il mio percorso artistico [...]. Rotta mi ha fatto capire la differenza
fra un quadro d'arredo e un'opera pittorica."
Le opere che il pittore realizza alla fine di questo decennio
sono chiaramente connesse alla sua prima formazione; di essere
ricorda: "Erano legate a un'alra forma di comunicazione,
la musica. La ricerca che allora conducevo era tutta volta a conciliare
due linguaggi diversi, due mondi: quello pittorico e quello musicale.
Molte tele prodotte in que periodo le intitolavo Mozartiana, seguite
da un numero progressivo.
Esse erano ispirate al ritmo musicale delle sinfonie di Mozart,
che io traducevo con un ritmo colorico.
Si trattava di nature morte con un andamento apparentemente disordinato.
In realtà regnava un ritmo ben preciso.
Sceglevo un certo numero di soggetti, di norma frutti e facevo
in modo che i colori seguissero un determinato ordine, proprio
come le note che si rincorrono su un rigo musicale".
Gli anni che seguono sono quelli che portano Giuseppe Carta fare
"una scelta sia professione sia estetica; ne sono frutto
le esposizioni al Gran Palais e all'Espace Brantly della Tour
Eiffelle, a cui seguono gli inviti delle gallerie Robin-Leaudonuze
e Caplain Matigno, sempre nella capitale francese.
Vengono poi Ginevra, gli inviti a Gand e Londra e quindi ancora
la Francia a Saint Paul de Vence (Galerie Vendome); continua,
intanto, il lavoro in Italia, soprattutto fra Emilia e Toscana".
E' quindi a partire dagli anni Novanta che Carta viene a contatto
con il grande pubblico e con il successo. Dal 2 al 14 marzo 1991
il Centro Culturale Pegliese organizza una mostra
personale presso il club Amici dell'Arte a Pegli (Genova).
Altre mostre personali del 1991 sono quelle realizzate
al Centro d'Arte e al Palazzo Comunale di Locate,
in provincia di Milano.
Nel gennaio 1992, titolare della cattedra di
educazione musicale presso la Scuola Media Statale Dante Alighieri
di Genova, rassegna le dimissioni volontarie dal servizio per
dedicarsi, da quel momento in poi, esclusivamente alla pittura.
Sempre nle 1992, il pittore espone le sue opere
alla Galleria d'Arte il Grattacielo di Genova;
inoltre partecipa a numerose collettive a Palazzo Fieschi
di Genova, La Telaccia di Torino, Forma e Colore di Genova, IterArte
di Bologna, Mara-Mars di Milano, Galleria D'arte Losano di Pinerolo,
Galleria D'Arte Portofino e per ultimo nella città di Pisa.
Il 1993 lo vede partecipare all'Arte
Fiera di Bologna, mostra-mercato internazione d'arte
contemporanea; le sue opere sono presentate dalla Galleria La
Fenice di Sassari. Nell'aprile dello stesso anno la galleria bolognese
La Chiesa della Neve propone le opere di Carta e Miria Melandri.
Seguono altre esposizioni, tra cui si ricordano l'VIII Mostra-mercato
internazionale al Palazzo degli Affari di Firenze e la 104esima
Exposition de la Societò des artistes independants di Parigi.
Dal 25 novembre al 2 dicembtre un'importante personale intitolata
Il fermo suono della luce, allestita nel Centro Culturale
Pegliese, chiude il 1993. La mostra è accompagnata da un
catalogo presentato dalla storica dell'arte Chiara
Toschi CAvaliere.
Nel gennaio 1994 partecipa, ancora una volta, all'Arte Fiera di
Bologna, Tra marzo e aprile espone a Sassari (La Fenice). A maggio
prende parte, con Arsutdio di Ferrara, a EuropArt, fiera intrnazionale
dell'arte antica, moderna e contemporanea che si tiene a Ginevra,
e inizia a collaboarare con la Galleria Guidi di Genova.
Risale invece al mese di maggio la mostra deidicata al ventaglio
negli spazi della palazzina Marfisa d'Este di Ferrara. Carta realizza
per l'occasione, con la tecnica a olio, un ventaglio su tela,
Gioco di biglie su ventaglio. In questa opera il pittore
"conigua con le trasparenze del vetro la leggerezza del ventalgio
e il suo fruscio la memoria del suono, il suo essere musicita
e pittore"
Ancora nel 1994 "un fortunato incontro con
lo scrittore Giorgio Soavi senga la svolta nella sua carriera".
"Fu un incontro casuale", ricorda Carta, "avevo
letto un suo libro, il qudro delle patate, il quale ha
per soggetto il pittore bolognese Wolfango Peretti Poggi, che
io conosco. Decisi di telefonaregli per complimentarmi e non molto
tempo dopo ci siamo incontrati a Milano. Portai con me diverse
tele per mostrargliele ma, fra tutte, rimase colpito da una sola
di queste, Grande soirèe.
Il soggetto di questo dipinto è una tavola lussuosamente
imbandita.
L'attenzione di Soavi era tutta volta verso i calici di finissimo
cristallo che emergevano tra le preziose tovaglie e le raffinate
ceramiche. Disse che non aveva più visto, ormai da tanti
anni, vetri dipinti, poi mi chiese di vendergli il quadro. L'incontro
fu determinante per la mia carriera e per le scelte che se seguirono.
Giorgio Soavi, infatti, mi invità ad andare a Strasburgo
al Musée de l'CEuvre NotreDame per ammirare i capolavori
di un pittore alsaziano del Seicento, che dipingeva con grande
maestria e ingegno il vetro. "Soavi, dunque, "scopre
una somiglianza tra le trasparenze dei bicchieri del pittore sardo
e Sébastien Stoskopff.
Gli consiglia [...] di compiere il miracolo, cieè di diventare
un po' fiammingo e di non abbondare la strade le pennelo e della
luce". "Affestallati in cestini di vimini dal realismo
quasi inquietante, i bicchieri vanno crescendo di numero, accumulandosi
anche disordinatamente sui fondi monocromi delle tele, esaltati,
così, nei sempre più arditi e preziosi giochi di
una luce dal magnetismo irreale."
Carta, seguendo le orme del maestro alsaziano Stoskopff,
a partire dal 1994, per tutto il 1995 e parte del 1996 si dedica
interamente alla realizzazione di tele raffiguratnti, per l'appunto,
nature morte feconde di luce emanata dai cristalli.
Tali rappresnatizioni trovano una scena ideale nella mostra allestita
presso la Galleria Antonia Jannone di Milano dal 13 febbraio al
16 marzo 1996. A presentare il catalogo che accompagna
l'esposizione. A tavola con Giuseppe Carta, è lo stesso
Giorgio Soavi.
Al 1996 sono legati anche altri importanti avvenimenti.
Sull'esempio di alcuni centri, sparsi in tutta Italia, Carta si
fa promotore nel suo paese d'origine di un importante manifestazione
culturale, Banari arte.
L'obbiettivo è quello di fare del paese una sorta di museo
all'aperto grazie alle opere lascite dagli artisti che di volta
in volta vengono invitati, e creare una porspettiva turistica
alternata a quella delle coste sarde.
Nell'autunno dello stesso anno, dl 28 settemrbe al 6 ottobre,
presso il Castello di Pralormo (Torino) viene realizzata, su iniziativa
dei conti Beraudo, la mostra intitolata Fragile,
fragilissimo che "ha per protagonista l'incanto diafanto
div etri e creistalli". A brevissima distanza di tempo da
quest'ultima esposzione, per iniziativa del Comune di Banari,
viene celebrato il decennale delle esposizioni di Carta con una
mostra antologica itinerante, Il peso leggero della luce,
dal 28 ottobre al 22 dicembre.. Il curatore del catalogo, edito
da Electa, è il noto critico d'arte Marco Goldin. I quadri
sono espostii, in successione, prima nel Palazzo della Provincia
di Sassari, poi presso il Centro Culturale San Francesco di Ozieri
(Sassari), nella Torre Sulis di Alghero (Sassari) e, infine, nel
Palazzetto Corda di Banari.
Il 1997 vede, ancora una volta, la presenza di
Carta all'Arte Fiera di Bologna con la Galleria Antonia Jannone
(così anche per le edizioni del 1998 e del 1999). Segue
una mostra alla Galleria Forni di Bologna e alla Versiliana di
Marina di Genova. Poi, dal 22 giugno al 28 settembre, espone a
San Giovanni in Persiceto (Bologna) per l'ambizioso progetto culturale
Arte & Città (catalogo a cura di Giuseppe Cordoni).
Sempre nel 1997 Giuseppe Carta diventa presidente dell'Associazione
Cultruale Banari Arte. Fra gli ospiti di questa edizione compaiono
anche i nomi del Senatore Francesco Cossiga e del pubblicitario
Gavino Sanna. Dal 31 agosto al 30 settembre espone le sue opere
a Basilea nella Galerie zur Hotstatt; infine si presenta per una
collettiva alla Galleria D'arte Rinaldo Rotta che
si tiene dal 12 dicembre 1997al 3 gennaio 1998. La mostra, che
s'intitola Cinque pittori della realtà, oltre ai tredici
quadri di Carta presenta tele di Giorgio Balboni, Luigi Benedicenti,
Poala Campanella e Jonathan Janson. Dall'8 all'11 maggio prende
parte con la Galleria Antonia Jannone Miart nella città
di Milano.
Nel settembre 1998 partecipa con la Galleria
la Spirale di Milano all'Arte Intemational di New York
con due personali presso il Jacob K. Javits Convention Center
(catalogo a cura di Jacob J. Convention Center) e presso il New
World Art Center.
Dal 24 marzo al 24 aprile 1999, una esposizione
personale, La dinamica dei volumi inerti, anima la Galleria
EloArt a Forio d'Ischia, Napoli (catologo a cura di Teresa Coppa)
e una collettiva, dal 10 luglio al 29 agosto, Sulle ali della
seduzione, annovera la presenza delle interpretazioni del
pennello di Carta nei Musei di Palazzo dei Pio a Carpi (Modena).
Infine dal 27 ottobre al 12 dicembre Carta espone con successo
una sua importante antologia intitolata La magia delle cose
al Foyer del Teatro Lirico di Cagliari (catalogo a cura di
Ada Masoero, edizione Mazzotta).
Il 2000 vede, ancora una volta, la presenza di
Carta all'Arte Fiera di Bologna con la Galleria Antonia Jannone
(così anche per le edizioni 2001 e 2002).
Segue una mostra a marzo all'Expo Arte 21a Fiera Internazionale
di Arte Contemporanea. Poi a luglio espone le sue opere a
Ca' La Ghironda al Neo Avanguardia: dagli anni '50 ai '70
(catalogo a cura di Silvia Evangelisti, Fred Licht e Toni Toniato),
da luglio a metà settembre espone all'Albermarle Gallery
di Londra al The annual still life Show 2000 (catalogo a
cura dell'Albemarle Gallery), a novembre alla Malarie Azur di
ST. Paul de Vence, e infine a dicembre partecipa alla mostra intitolata
Natura morta dal '900 ai contemporanei tenuta alla Galleria Rinaldo
Rotta di Genova (catalogo a cura di Rinaldo Rotta).
Dal 26 luglio al 4 agosto 2001 espone le sue
opera a Porto Rotondo, Costa Smeralda. Sempre nel 2001 espone
prima, da metà settembre a metà ottobre, alla Malarie
Azur di St. Paul de Vence e poi, insieme a Ugo Attrdi, Anna Maria
Laurent, Mistral, Aligi Sassu e Gianni Testa, nel Castello Medioevale
di Santa Severina (Crotone).
All'inizio dell'anno Carta costituisce, insieme al giornalista
Roberto Tabozzi, una fondazione culturale denominata Fondazione
Logudoro Meilogu, (www.fondazionelogudoro.com
a cura della webmaster Alessandra Carta) allo scopo di valorizzare
e divulgare l'arte e la cultura su tutto il territorio nazionale.
La Fondazione inaugura la sua attività espositiva con un
importante mostra di Enrico Baj intitolata Docici Miliardi
per il 2030, seguita poi da una mostra di Emanule
Luzzati intitolata Macchie Meditteranee:
L'arte di Emanuele Luzzati tra originale e serigrafia.
Entrambre le mostre con catalogo riscuotono grande successo nella
critica e nel pubblico. A fine anno vengono realizzati alcuni
concerti
Da aprile al giugno 2002 Carta espone una sua
opera intitolata 1959, in ricordo alla sua partenza a Genova quando
era ancora un bambino, in una mostra e asta a fini benefici intitolata
Foeminilia memorie ferraresi e invensioni d'autore svoltasi
nella Palazzina Marfisa D'Este di Ferrara. Tra luglio e settembre
espone con 14 tele all'Albermarle Gallery di Londra al The Annual
Still Life Show 2002 (catalogo a cura dell'Albermarle Gallery).
A ottobre, nel Museo Teatrale alla Scala di Milano, Carta viene
invitato alla realizzazione di un prezioso volume d'arte dedicato
a Giuseppe Verdi, insieme a 14 artisti, tra cui Emilio Tadini,
Emanule Luzzati, Luca Alinati, Franco Brescianini, Erneto Treccani,
Meloniski da Villacindro, illustrando una scena dei costumi, o
dei personaggi tratti dalle opere del maestro di Roncole di Busseto.
Carta illustra Libiam fra lieti calici tratto dalla Traviata.
Il 2002 si chiude con la partecipazione di Carta alla mostra intitolata
L'Arte a tavola, la natura morta nell'immaginario artistico
italiano promossa dal Comune di Piombino nella Galleria Comunale
di Arte Moderna e Contemporanea. La mostra prosegue fino al 14
gennaio 2003 (catalogo a cura di Renzo Mezzacapo).
La Fondazione Logudoro Meilogu, nell'ambito delle attività
artistiche e culturali previste per il 2002, promuove e organizza
un concorso-mostra itinerante di pittura per giovani artisti,
al quale partecipano 51 artisti provenienti da tutta la Sardegna.
La manifestazione è stata ospitata nei comuni di Bessude,
Galtellì, Cossoine, Sassari, Carbonia e infine Banari dove,
nella sede della Fondazione, si è svolgta la premiazione
finale degli artisti. Al concorso mostra segue poi la mostra di
Meloniski da Villacidro intitolata Il ritorno di Ulisse,
esposta per tutto agosto a Banari e per tutto settembre nelle
sale dell'Ex Montegranatico di Villacidro. A fine anno la Fondazione
presenta il libro del giornalista e scrittore Tonino Opees intitolato
Paristorias: racconti e miti della Sardegna.
Attualmente Giuseppe Carta vive
e lavora sia a Genova che in Sardegna. A Banari ha acquistato
e restaurato un'antica dimora nobiliare dalle
massicce murature in trachite rossa, che gli abitanti del paese
chiamano "Tonca" ovvero "Barbagianni". Nel
piano superiore, subito dopo una ripida gradinata in pietra, che
conserva ancora la suggestione dei tempi passati, è situato
lo studio del pittore il luogo dove l'artista trascorre la maggior
parte del suo tempo a dar vita a scenografiche tavole imbandite
di luce. Al piano terra, invece si svolge l'attività della
fondazione culturale.
Attualmente Giuseppe Carta lavora per la costruzione
di un museo d'arte di pittura e scultura con opere che vanno dal
1950 ai giorni nostri e che provengono da tutta l'Italia. La costituzione
di un museo d'arte è uno degli obiettivi principali della
Fondazione in quanto la sua realizzazione consentirebbe di sensibilizzare
e valaroizzare l'arte anche in piccoli centri come Banari e che
sono rimasti finora al di fuori dei circuiti tradisionali.
Attualmente la Fondazione stà realizzando
un corso sull'enogastronomia del Logudoro Meilogu, diretto dal
giornalista enograstronomo Pasquale Porcu. Mosre, concerti, concorsi
di pittura, convegni, corsi di pittura, di musica, e altro, animano
così la vita dell'artista e sul paese.