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.....: Presentazione Di sALVATORE fIUME

"... Da Comiso, in Sicilia, mi ero portato via i bianchi e i neri...
dalla Spagna ho protato con me il rosso. Il rosso delle corride, dei quadri di Goya...
In Israele ho conosciuto il giallo: lo portano indosso le donne arabe che vestono d'oro.
Dal Giappone ho portato via i viola e i blu che, sgorgando dal nero, nel nero vanno nuovamente a nascondersi. In Somalia ho rubato i bruni e le gamme di tanti altri colori che il vento agita sulle fute e sui veli delle somale ..."
Salvatore Fiume

Proseguendo coerentemente il cammino avviato nel corso di questi anni con la presentazione al pubblico sardo di artisti e movimenti che hanno segnato delle tappe fondamentali dell'arte italiana del Novecento, la Fondazione Logudoro Meilogu propone quest'anno all'attenzione della critica e degli apposionati un Maestro indiscusso come Salvatore Fiume. Un artista contemporaneo che nel corso di tutta la sua poliedrica attività di pittore, scrittore, scultore, ceramista e scenografo, ha sempre ricercato un dialogo sia con il suo tempo che con i modelli della storia dell'arte internazionale: da Piero della Francesca e Paolo Uccello, gli amati modelli del Quattrocento, a Picasso e De Chirico, espressione massima delle inquietudini del secolo appena trascorso.

 

Un artista vero, anticonformista, aperto al confronto tra mondi e culture differenti, distanti nello spazio e nel tempo, esploratore instacancabile di modi espressivi originali, incurante delle mode effimere, amante delle donne, ricercate nei luoghi esotici di origine, in cui possono ancora sprigionare intatto tutto il loro fascino, per essere ritratte come antichi modelli femminili del passato.
Un simbolo esemplare di come l'artista contemporaneo possa talvolta allontanarsi dai clichés abituali che lo vogliono unicamente intento a dipingere se stesso e le proprie nevrosi, riuscendo ad osservare mirabilmente la realtà che lo circonda e ad interpretarla con visioni metafisiche che riecheggiano il passato. Modernità e tradizione si fondono spesso in Fiume ed è difficile dire dove finisca l'una e dove cominci l'altra.
Chi meglio di questo artista poteva continuare la scommessa proposta dalla Fondazione alcuni anni orsono, divulgare la grandee arte nei piccoli centri dell'interno di una regione fino ad allora tenuta ai margini delle mostre di ampio respiro nazionale ed internazione.
Un artista che si è reso umilmente artefice di arditi esperimenti, quando nel 1975 ha rivitalizzato gratuitamente il centro storico della cittadina calabrese Fiumefreddo con pitture e sculture, collocate nei punti panoramici del paese. Un Maestro esposto in alcuni dei più grandi musei del mondo, dai Musei Vaticani, all'Ermitage di S. Pietroburgo, dal MoMa di New York alla Galleria D'Arte Moderna di Milano, che ora approda per la prima volta in Sardegna.
La mostra, allestita grazie alla preziosa collaborazione dei figli del Maestro, Laura e Luciano, e dalla prestigiosa Galleria Artesanterasmo di Milano, intende essere un omaggio alla produzione di Fiume con un ottantina di opere dagli anni '40 agli anni '90. Disegni, olii, sculture e bozzetti ripercorrono il lungo e variegato percorso creativo del maestro. In un avvincente viaggio inizitico alla scoperta degli stilemi dell'artista siciliano, i visitatori avranno modo di ammirare sia le architetture antropomorfe delle Città di Statue delli anni '40 e '50, nate dalle influenze rinascimentali italiane e dalle suggestioni metafisiche di de Chirico, che l'universo femminile del Maestro, cosmopolita e sensuale, ritratto con tonalità e sfumature particolarmente suggestive e ricercate con cura in tutti i continenti. Anche in questo, come sempre, l'artista sembra prefigurare il futuro, un mondo in cui le differenze razziali e culturali sono abolite di fronte alla contemplazione estatica di una bellezza primordiale, espressa con una gamma cromatica anch'essa cosmopolita, che attinge da ogni nazione qualcosa di nuovo e di unico.
Interessante infine lo spazio dedicato al ciclo degli anni '80, "Le ipotesi", in cui Salvatore Fiume rende a sua volta omaggio ai suoi maestri, da Raffaello a Picasso, intessendo dialoghi immaginari tra luoghi e personaggi della sua produzione e quelli degli artisti citati. Nella speranza che la presente esposizione possa riscuotere gli apprezzamenti del pubblico degli appossianti e dei neofiti, intendiamo rivolgere un particolare ringraziamento a coloro che anche inq eusta occasione ci sono stati vicini con preziosi suggerimenti e consigli sia nella fase organizzativa che durante l'allestimento della mostra.

Antonio Carboni
(Comitato Scientifico Fondazione Logudoro Meilogu)

Una Città Del Rinascimento Giace In Fondo all'Oceano

Raccogliete un sasso qualsiasi per la strada. Vi lascerà del tutto indifferenti. Il medesimo sasso, della medesima forma e materia, ingrandito mille volte farebbe già una certa impressione. Provate adesso ad immaginarlo alto diecimila metri. Con la testa piegata in su, gli uomini resterebbero a contemplarlo per giornate intere, soggiogati: per vederlo arriverebbero turisti, pittori, fotografi e poeti da ogni parte della Terra.
Vogliamo dire che la grandiosità, da sola, determina belezza (così come al polo opposto, un'emozione estetica può derivare dalla piccolezza, dalla concentrazione, dall'intimità). Gli esempi potrebbero essere infiniti. Rimpicciolite il gran Canyon o il Cervino alla dimensione di un paio di metri. Riducete la piramide di Cheope alla misura di un fermacarte: che cosa più ne resterebbe?
Ebbene, questo sentimento della grandezza, come fonte di poesia - sentimento che, consapevoli o no, gli antichi Faraoni avevano probabilmente sviluppato in sommo grado - è, se non il motivo dominante, uno dei motivi dominanti in Salvatore Fiume pittore, scultore, incisore, scrittore, ceramista, scenografo [...]
[..] a parte il valore artistico di ciò che ha fatto e sta facendo, a parte la stupefacente sua bravura tecnica e vorri quasi dire artigiana, a parte la rara e commovente schietezza del suo carattere, Salvatore Fiume costituisce uno dei fenomeni umani più geniali e singolari che ci sia mai capitato di incontrare; fra l'altro proprio per il suo bisogno di immaginare e fare cose grandi, di viviere in un mondo fantastico di immensa metratura, di respirare, pur negli angusti limiti di spazio che la moderna vita impone, con la vastità di fiato che avevano gli antichi [...]

(da "Una città del Rinascimento giace in fondo all'Oceano", Corriere della Sera, 16 dicembre 1956

Fiume di Raffaele Carrieri

Quando venne a trovarmi la prima volta tanti anni fa, Fiume aveva con sè un rotolo di disegni alla china, in una decina di esemplari. Erano le sue prime cose che vedevo: c'era già lui tutto intero, aggrovigliato, fulminante, scherzoso, acrobatico, sfaccettato. Mi trasmisero fin dal primo momento una eccitazione incontenibile. Telefonai la sera stessa a Savinio che in quel tempo abitava in via Plinio. Il mio amico venne il giorno dopo e fummo in due a ballare. Ma il folgorante talento di Salvatore Fiume sta dentro alla pittura e non fuori. La sua materia pittorica riveste la strordinari avventura delle forme con un flusso potente e imporssivo chhe le detemina in una espressione di estrema vitalità. Sono stufo di pittori che si atteggiano a pensatori e vivono di concetti e preconcetti. E anche di quelli che cambiano programma ogni trimestre. Non mi piacciono ottusi o compunque rozzi. E non mi piacciono cavillosi, disinfettati. Ogni tanto me ne piace uno. Quell'uno deve essere un uomo naturale, il più possibile aperto. Meglio assai meglio se quell'uno sia, come Fiume, più caldo che freddo, e non pratichi la pittura come un chimico, ma sia di volta in volta saggio e pazzo, credente e fedele ai propri ideali, mai scettico, mai ristretto. Diffido dei rivoluzionari a giornata, specie di quelli delle ultime ventiquattro ore.
Ho visto Fiume dipingere tele immense sopra un castelletto, sgobbone privo di lagne, senza tante fisime, umile, fiducioso, resistente, uno che non si scoraggia davanti alle grandi superfici, come il carpentiere di barche che fa le costole a un bastimento.
L'ho visto al tornio lavorare piatti, crateri, statue, mattoni, teste come campane, quei testoni che sembrano fari e cupole nei suoi quadri. L'ho visto accatastare crete e formare piramidi per la cottura. L'ho visto informare e sfornare. L'ho visto impastare. L'ho visto modellare. L'ho visto architetto di templi, scalinate, boschi. L'ho visto nella mitologia, nella storia, nei vangeli, nelle corride.
A un certo punto il colore ha preso il sopravvento su tutto il resto. Personalmente preferisco a tutte le scultrue modellate, scavate, intrecciate da Fiume quelle scolpite su tela. La scultura fatta con i pennelli e i colori. La scultrua dipinta nei complessi plastici delle isole: i giganti, gli uomini-faro, le amazzoni, cavalli e cavalieri che formano catene rocciose in mezzo al mare. Sculture d'un fuovo duraturo che l'acqua non scioglie. Altrorilievi marini ottenuti con sottili lamine di materia colorante. La scultura che diventa sempre pittura.
Fino a qualche anno fa, il recapito più sicuro di Fiume era a Canzo, in provincia di Como.
Poi le cose cambiarono. I suoi domicili si spostarono verso i bacini meridionali del Mediterraneo: prima al Cairo e nella valle del Nilo, in seguito a Tel Aviv, Gerusalemme, Jaffa. Le officine della sua pittura, attraverso deserti e valli, arrivavano ormai fino al Mar Rosso. Dopo il 1960 Fiume affrontò traversate assai più lunghe: le sue cartoline arrivavano dai continenti a un passo dalla luna; almeno a me, che stavo sempre deitro la stessa scrivania, così apparivano nell'immaginazione.
Il gruppo di dipinti che Fiume riportò dalla Somalia la prima volta erano delle telette di colore smagliante e di un dinamismo affascinante: figure di ragazze che combattevano sulle spiagge contro un vento insinuante che gonfiava veli e sottane. L'anno seguente si stabilì in Etiopia, ad Addis Abeba. Non so quante volte si accampò nelle refrigeranti insenature del Golfo di Aden per cogliere nella maniera lampeggiante le giovani bagnanti africane mutate dalle correnti in uccelli di paradiso.
Un bel giorno Fiume prende di nuovo il volo per l'Etiopia e mi scrive: "Sono qui ad Harar, a seicento chilometri da Addis Abeba, per poter raggiungere più presto, al mattino, una valle che prende il nome del villaggio di Babile... Per poter dipingere certi macigni rocciosi che si trovano in questa valle ho dovuto organizzare una vera e propria spedizione..."
Nella prima settimana di aprile mi arrivarono da Dire-Dawa le prime buste di fotografie. Erano in nero, ma si capiva la forza della luce, l'immensità dell'orizzonte al di là delle montagnole tozze. Fiume aveva sfruttato l'andamento e le sagome delle rocce per incastrarvi i ritmi delle sue figure. Nella valle etiopica aveva ripreso e fuso in una grandiosa, permanete rappresentazione il sogno plastico dell'Africa.

Fiume o La Meraviglia Dei Continenti - di Raffaele De Grada

Fino a cinquant'anni fa il senso dell'esotico in arte era rappresentato da Venezia, L'Africa, Medio Oriente. Dall'epoca degli impressionisti il Giappone e l'Estremo Oriente hanno suggestionato i pittori e Monet sitemò la sua casa di Giverny con un giardino giapponese che descrive, con simboli naturalistici, la vita dell'uomo, dalla nascita alla morte. Con Salvatore Fiume il senso dell'esotico ha una solta, si innesta nella stroia dell'arte occidentale: le sue modelle potrebbero chiamarsi Rebecca o Arianna e sono in concorrenza con le sue statue assise come deposizioni.
Salvatore Fiume ha viaggiato molto e certamente l'origine delle sue emozioni è in terra straniera. Ma poi, come un benedettino arrocato ne suo convento. Fiume rielabora queste sue emozioni in una villa studio dell'Alta Lombardia, presso Canzo. Chi lo va a visitare in questo suo eremo, ne riporta impressioni diametralmente opposte a quelle che suscita di solito un pittore contemporaneo. Anche se si vedno spesso, in parecchi luoghi, i suo quadri, [...], l'artista siciliano è uno che opera con tale professionalità, con una coscienza del mestiere che ci fa rimpiangere che egli non abbia una cattedra in Accademia, che non abbia voluto sottoporsi allo spesso umiliante curriculum del'insegnamento.
Tengo a precisare l'importanza della professionalità di Fiume, perchè la critica su questo artista ha esaltato liricamente le qualità del pittore, nel rischio di far passre in secondo piano il valore del suo gran mestiere di costruttore di vasti dipinti.
[...] E' vero poi che si avverte tanto questa origine siciliana di Fiume? E guardiamo uno dei suoi dipinti fondamentali, città di Statue, sembrerebbe piuttosto che l'orientamento volga verso un Paolo Uccello, Piero della Francesca, Francesco Di Giorgio e siamo ben fermi nell'Italia Centrale. Anche quel modo di timbrare i rossi, i gialli, i marroni, di ritagliare con un disegno costruttivo e spezzato le forme, di facilitare subito l'allusione letteraria, com'è proprio dell'arte metafisica, non ha certo nulla in comune con la grafia tormentata del ralismo di Sicilia, vedi Guttuso, Megneco, [...]. Per capire dunque che cosa sta dietro all'arte di Fiume [...] bisogna [...] anche approfondire il dialogo continuo che l'artista ha con il museo, con la storia dell'arte in un quadro molto vasto, non umiliato dai fatti di cronaca di oggigiorno. Fiume preferisce il dialogo di Raffaello piuttosto che con un suo contemporaneo e in questom suo puntar grosso vedo un carattere particolare, inconsueto, della sua personalità di artista.
L'artista contemporaneo tende in generale a trattare la propria arte come un strumento di autobiografia; più è serrato il dialogo con se stesso e più l'artista contemporaneo sente di potersi liberare attarverso questo grande sfogo che è l'arte. Non così l'artista antico che sentiva il bisogno di costruire nell'opera un modo diverso da quello che lo circondava.
Ebbene, molto scopertamente le "isole" di Fiume sono gli esiti più certi di un esposizione condotta nel grande territorio della storia delle immagini che gli artisti hanno creato per il conforto di chi vuole uscire dal mondo mediocre del quotidiano, delle sue miserie, delle sue angosce [...]

(da "Fiume o la meraviglia dei continenti",
in Fiume a Siracusa, Pitture, sculture, disegni, Ediprint, Siracusa 1986)

Biografia

Opere


   
 
FONDAZIONE LOGUDORO MEILOGU MUSEO D'ARTE CONTEMPORANEA FLM
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Creato: 10/06/2007 - Webmaster: Alessandra Carta - Ultimo Aggiornamento: : 01.06.2009