La
Fondazione Logudoro Meilogu non dorme. Non dorme sugli
allori e non dorme neppure quel sonno del giusto che meriterbbe
per tutto quello che ha fatto sinora.
Ed ecco l'altro annunzio: una nuova mostra che avrà
al centro le opere che sono state acquisite negli ultimi
mesi, e che dunque il pubblico degli affezionati delle
iniziative di Giuseppe Carta e del suo grazioso staff
(metto questo aggettivo, inedito per tante altre crew,
perchè nei couloirs dell'antica casa spagnolesca
ho visto circolare, attive come un tempo le giovani figlie
di Sardegna, soltanto graziose donne, come appena scese
da un arazzo delle magiche Lunas), opere, dicevo, che
gli affezionati non hanno ancora visto.
E pur tirando diritto amplia l'orizzonte delle scelte
e volge il collo all'indietro: per arrivare almeno sino
ai primi del Novencto, in modo da aggiungere alle teminianze
delle arti visive sarde e italiane di questo secondo dopoguerra
(l'universo sul quale finora pareva specialmizzata) anche
i pittori della prima metà del secolo, segnatamente,
fra i sardi, quelli che inventarono per la pittura fatta
nell'isola un aggettivo, "sarda", che suonava
(suona ancora) come dicesse "sardista": l'ozorese
Giuseppe Altana, il nuorese Antonio Ballero, il caglioturritano
Filippo Figari, il sassaro-sorsense Pietro Antonio Manca
e altri nomi di quella coroggiosa generazione.
Poi, perchè l'appettito vien mangiando (in questo
caso, semmai, verrebbe mentre s'impasta, si fa su
commassu), anche opere di figure eminenti della storia
dell'arte italiana nel secolo scorso: a volerne dire soltanto
due, Concetto Pozzati e Luciano Minguzzi.
Nè basta. Sempre per quell'impulso a continuare
a afare, ma fare seguendo una rotta ben precisa, la collezione
si è arrichita anche delle opere di artisti giovani
e talvolta perfino giovanissimi: come a dire che qui la
FLM tasta il polso della più fresca arte isolana
e offre, all'interno di una mostra già per sè
ricca di confortanti sorprese, l'incontro con operatori
dell'arte che hanno già conosciuto il pubblico
ma, come si dice, con lavori e in ambienti di nicchia.
A loro, alla loro inventiva, la nuova esposizione offre
l'occasione di farsi vedere: quando si parla di anrti
visive e di visibilità dell'arte, anche a questo
evidentemente si accenna, non solo alla possibilità
che queste opere siano viste ma pure alla necessità
che esse hanno di farsi vedere. D'altra parte, il dizionario
italiano conosce anche l'espressione "mettersi in
mostra" che vuol dire questo esiderio di esporsi
fin dove non sia possibile, all'occhio che guarda, volgersi
da un'altra parte prima ancora di avere visto (e avere
annotato nella memoria e se si vuole, nella propria coscienza
critica).
Ma il pubblico che andrà a Banari avrà un'altra
sorpresa, Giuseppe Carta l'aveva promesso, ora prova a
mantenere la promessa anche in una terra come la Sardegna
che alle promesse quasi non crede più, perchè
promettere è terreno di caccia aperto a tutti,
mantenere riesce solo a pochi.
Bene, Carta aveva promesso di realizzare una struttura
museale moderna subito a valle della casa spagnolesca
e del suo giardino sempreverde. Lo sta facendo e le prime
strutture si delineano già nell'ondulato piano
che scende verso la "Carlo Felice". S'indovina
un architettura a dorso di balena, in cui troverranno
spazio due piani (di cui uno ipogeico, al modo di certe
micropoli nuragiche), destinati ad ospitare in un futuro
non lontano - l'inaugurazione è immaginata per
il giugno 2007 e se non sarà allora abbiamo pazienza
quanto basta per apsettare un altro po' - non tanto le
opere che già sono ospitate sotto la frescura delle
volte secentesche quanto i nuovi documenti dell'attività
artistica ell'isola e fuori dell'isola che la FLM continua
a richiamre e raccogliere.
La mostra che si va ad inaugurare sarà dunqeu tutta
da visitare e da vedere. Le più che duecento opere
acquisite negli ultimi due anni, tutte mai esposte prima,
che figurano nella presntazione generale del catalogo
vanlogno il viaggio a questo quieto e insieme attivo paesino
del Meilogu. Segnalo rapidamente qualche nome, scelto
senza un disegno critico (che del resto non posseggo)
nè pregiudizi - non sono capace d'accorgermene):
Antonio Atza, Antonio Corriga, Manlio Masu, Gaetano Pinna,
Pinuccio Sciola, Liliana Cano, Franco d'Aspro, Pietro
Mele, Bernardino Palazzi, Giorgio Princivalle, Costantino
Spada, Libero Meledina. Riguardando l'elenco, si vedono
gli anni che ho: i nomi sono quelli di amici che ho conosciuto
ed amato, molti di loro non ci sono più, alcuni
- di una generazione più vicina - sono lietamente
vive e attivi.
Mi perdoneranno i giovanissimi, con i quali - per acciacchi
dell'età e dell'attenzione - ho minore dimestichezza
(faccio qualche nome tra parentesi) a titolo di parzialissima
escusazione: Genesio Pistidda, Gianni Polinas, Giovanni
Sanna).
Vedo anche il nome di Mario Sironi, che rischia di diventare
un must nelle rassegne isolane, quasi a fargli scontare
il casuale destino che lo fece nascere, figlio d'un "esiliato"
del Genio Civile dell'Italia unita, in via Roma, numero
31, Sassari.
Ma FLM è grande, c'è posto per tutti. E
tutti, bisogna dire, questo posto lo meritano.
Manlio
Brigaglia
Dal
catalogo Museo d'Arte Contemporanea FLM
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